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Le Mappe Mentali: cosa sono e come realizzarle

Le Mappe Mentali sono forse lo strumento di apprendimento più conosciuto al mondo.

Utili agli studenti e a chiunque voglia migliorare il proprio apprendimento o a memorizzare delle informazioni o persino a riorganizzare le proprie idee e progetti ben al di là di un semplice brainstorming, esse riescono a mettere insieme la creatività e la logica in maniera veloce quanto efficace.

Va detto, innanzitutto, che sono state ideate per la prima volta dallo psicologo inglese Tony Buzan, il quale ha cercato a lungo un metodo che potesse facilitare l’apprendimento in tempi abbastanza brevi non solo per chi era alle prese con lo studio ma per chiunque. Ciò che ne è scaturito, dunque, è un approccio di tipo visivo, laddove cioè le idee e i concetti potevano essere rappresentati da immagini, in grado così di attivare più parti del cervello, stimolando la fantasia, la personalizzazione delle informazioni, e i collegamenti tra le nozioni nuove da assimilare e ciò che era già parte della nostra esperienza emotiva.

Una mappa mentale è di fatto una rappresentazione grafica del pensiero.

La sua struttura è a geometria radiale, con un elemento centrale dal quale si dipanano dei rami verso l’esterno. L’obiettivo è migliorare la memoria visiva e facilitare il richiamo delle informazioni.

A questo punto, però, una piccola nota va fatta a proposito di un’altra mappa che, quasi certamente, tutti abbiamo sentito spesso nominare, ovvero la Mappa Concettuale, che è cosa ben diversa.

Le mappe mentali si differenziano dalle mappe concettuali, infatti, per la struttura e per l’utilizzo.

Le mappe concettuali e le mappe mentali sono entrambe strumenti grafici utilizzati per la sintesi e l’assimilazione dei concetti, ma presentano alcune differenze sostanziali:

le Mappe Concettuali sono utili per evidenziare i concetti fondamentali di un programma di studio, e hanno una strutta rigida, collegata da frecce, e seguono l’ordine di importanza di elementi rispetto ad altri in una sorta di gerarchia.

Solitamente tali mappe sono anche monocromatiche e, spesso, sono usate nei libri di testo come riassunto.

Le Mappe Mentali, invece, possono essere applicate non solo allo studio, ma anche alla vita quotidiana. Sono più creative, utilizzano colori sgargianti e associano emozioni ed evocazioni a ciascun concetto. Per esempio, una rivoluzione storica – pensiamo alla Rivoluzione Francese o a quella Russa – potrebbe essere evidenziata usando una o più sfumature di rosso per associarla a un evento significativo e, soprattutto, molto sanguinoso e violento.

Tony Buzan ha enfatizzato l’uso di immagini colorate e fantasiose per stimolare l’emisfero cerebrale destro. Le parole chiave e la brevità favoriscono così nuove associazioni di idee che aiutano ancor di più la memoria.

Grazie al digitale oggi, anche chi non fosse in grado di disegnare delle figure utili alla propria mappa mentale, potrà utilizzare vari software, sia gratuiti sia a pagamento, per creare delle mappe con tutte le specifiche che desidera. Alcuni esempi includono:

iMindMap: Sviluppato da Buzan, offre piena libertà creativa.

MindMeister: Per la collaborazione e la creazione di mappe online.

XMind: Disponibile in versione gratuita e a pagamento.

Nonostante numerosi studi negli anni hanno dimostrato la validità delle mappe mentali e la loro utilità nel fissare la memoria, le idee e migliorare l’apprendimento, alcune critiche hanno riguardato la sua struttura radiale che, secondo alcuni, potrebbe non adattarsi a tutti i contesti, insieme alla necessità di possedere delle abilità grafiche per realizzarla. Ma, come già detto, per quest’ultimo problema la tecnologia moderna ci viene in soccorso, visto che diverse applicazioni e diversi siti web rendono davvero semplicissimo l’inserimento delle immagini che si desidera usare, e con una grande varietà di personalizzazioni.

Tony Buzan, fin dall’invenzione delle sue mappe mentali, ha sempre avuto una visione interessante sull’evoluzione e l’uso moderno di questa tecnica di pensiero visuale. In un’intervista esclusiva, condivise alcune riflessioni sul futuro:

presagì, infatti, una evoluzione che avrebbe portato non solo a utilizzare strumenti digitali per la generazione delle mappe mentali, ma che in seguito avrebbe creato una vera  e propria sinergia tra il cervello umano e quello elettronico (oggi parleremmo più semplicemente di Intelligenza Artificiale) aiutandoci, a un certo punto della Storia dell’Uomo, non solo a concepire questo strumento come riflesso della nostra mente, ma a sviluppare un nuovo potenziale del pensiero stesso, in cui la mappa mentale sarebbe diventato il terreno di confronto tra l’idea umana e la sua rielaborazione artificiale.

Non aveva torto, in effetti, dato che oggigiorno le mappe mentali sono usate non solo in ambito studentesco ma persino nel mondo degli affari, e a esse viene spesso associato l’ausilio di una intelligenza artificiale che suggerisce, grazie alla mappa mentale stessa, i possibili miglioramenti ai nostri progetti e alle nostre idee. Molte aziende, infatti, tra le quali IBM, Boeing, Hewlett Packard, British Petroleum, UBS, General Motors e Oracle, solo per citarne alcune, le usano nelle presentazioni e nelle riunioni, ma anche nello sviluppo delle risorse umane, nella pianificazione dei progetti e in tutte le forme di pensiero (analitico, strategico e creativo) necessarie alla propria crescita e al proprio sviluppo presente e futuro.

Antonio Polizzi