giovedì, Giugno 20Associazione di Promozione Sociale | Bimestrale di Cultura e Società

Scrivere a mano fa bene al cervello

Abbiamo iniziato a parlare 150 mila anni fa, tuttavia, abbiamo iniziato a usare la scrittura solo 5 mila anni fa.

La scrittura da quel momento si è sviluppata contemporaneamente in più parti del mondo. Ovviamente, non si tratta di una invenzione che ha preso vita in un suolo luogo e in dato momento, infatti, oltre all’Egitto e alla Mesopotamia si aggiungono anche la Cina a e la Meso-America fino all’alfabeto, di recente scoperta, ritrovato sull’isola di Pasqua, il luogo più isolato del mondo dal punto vista geografico e culturale.

Da un alfabeto che, in modo graduale, lento, centellinato nel tempo, a poco a poco è cresciuto coniugando il linguaggio descrittivo e l’astrazione del pensiero, siamo giunti a nuove forme di scrittura e all’uso di mezzi sempre più sofisticati.

Cosa succede nella nostra testa quando scriviamo? Di logica, in questi cinque millenni abbiamo concepito noi esseri umani come, nel disegno di un vaso, tale disegno per quanto stilizzato non significa solamente il vaso stesso ma anche il verbo “contenere”. Oggi, una ricerca ad ampio spettro basata sulle neuroscienze, a proposito del legame tra le forme e la stilizzazione dei segni ci ha dimostrato che noi abbiamo imparato di pari passo alla evoluzione del nostro intelletto per millenni. Inoltre, a differenza della lettura, la capacità di scrittura dal punto vista neurale coinvolge una parte del cervello che usa non solo l’apparato visivo e interpretativo ma anche quello meccanico, ovvero le strutture cerebrali deputate all’impiego delle mani, per dirla in maniera semplice.

Di conseguenza è uno stimolo alla motricità, al controllo delle informazioni elaborate dal cervello e, quindi, a un apprendimento più attento e preciso verso ciò che è il significato delle parole, delle frasi, dei concetti che essi esprimono.

Infine, nella calligrafia è racchiuso persino un senso artistico che si sposa con la nostra personalità, poiché essa non è uno stile che tende a copiare qualcosa di già pre-esistente, come nel caso dei caratteri a stampatello, bensì a una evoluzione espressiva interiore che, come insegna bene la grafologia usata anche come scienza forense, è un canale della nostra parte inconscia.

Insomma, scrivere è una vera e propria terapia, per imparare meglio e, soprattutto, conoscere meglio noi stessi.

Antonio Polizzi