SolaRoad – ad Amsterdam la prima pista ciclabile ad energia solare

Che il Nord Europa fosse all’avanguardia in tema di energie alternative e architettura eco-sostenibile, di certo non era una novità. Le notizie che provengono dalla Scandinavia e da Paesi come la Germania, la Danimarca e l’Olanda, e che riguardano la Green Economy non possono che testimoniare l’impegno di quei governi, e degli stessi cittadini, su ciò che è ancora possibile fare per la salute e lo sviluppo del nostro Pianeta.

Questa volta è toccato proprio all’Olanda dare al resto d’Europa un altro esempio illuminante, con un progetto pilota che, come accade in questi casi, potrebbe anche essere l’inizio di qualcosa di ben più grande.

Si chiama Solaroad, ed il nome già da solo lascia trasparire lo scopo che sta dietro alla sua realizzazione. Ultimata in tempi record nel novembre del 2014, si tratta di una strada alimentata completamente dall’energia solare. Anche se a dire il vero non la si può definire una vera e propria strada, nel senso tradizionale del termine, ma di una pista ciclabile la cui stessa pavimentazione è rappresentata da pannelli fotovoltaici.

Dal punto di vista squisitamente tecnico infatti Solaroad è un vero e proprio esperimento di architettura urbana ecosostenibile: un percorso lungo 70 metri, che entro il 2015 sarà prolungato fino a 100 metri, pavimentato con file di celle solari in silicio cristallino, montate su calcestruzzo e ricoperte poi da uno strato di vetro traslucido temperato, il tutto spesso circa un centimetro. Il progetto è stato realizzato principalmente dalla TNO, l’Organizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata, ed è stato finanziato quasi interamente dalle autorità locali, dalla società stradale Ooms Civiel e dal provider tecnico Imtech, per una spesa complessiva di tre milioni di euro.

Questa speciale pista ciclabile per il momento è destinata a collegare Amsterdam con i sobborghi di Wormerveer e Krommenie, situati a nord della città, su un percorso che ogni giorno viene utilizzato da almeno due mila persone tra lavoratori e studenti. La produzione di energia elettrica è sicuramente molto poca, per ora, e riesce a coprire all’incirca il fabbisogno energetico di tre famiglie, oltre naturalmente a quello della illuminazione della strada stessa.

Un progetto che ovviamente non ha mancato di suscitare qualche dubbio, soprattutto nei Paesi dell’area mediterranea, come l’Italia e la Grecia, dove ancora la cultura ambientalista nelle amministrazioni politiche non è sviluppata abbastanza da comprendere l’utilità, nonché la necessità, di tali iniziative. Tuttavia questi dubbi sono stati presto smentiti dai fatti stessi. Principalmente le perplessità dei suoi detrattori erano rivolte infatti agli aspetti tecnici del progetto: quali ad esempio la fragilità dei materiali usati o addirittura la scivolosità dei pannelli. Elementi questi che sono stati smentiti un istante dopo l’inaugurazione della pista ciclabile stessa, la quale ha dimostrato come l’uso di materiali oltremodo resistenti non abbia determinato nessuno dei problemi paventati, nemmeno in presenza di condizioni climatiche avverse. Inoltre, va ricordato anche a difesa della professionalità degli addetti ai lavori che hanno realizzato il progetto, che i pannelli di rivestimento erano stati sottoposti a numerosi e approfonditi esami di controllo, basti pensare ad esempio che alcuni test di resistenza erano stati condotti nientemeno che con il passaggio di pesanti trattori.

Se non consideriamo Solaroad un singolo progetto isolato dunque, ma un’idea innovativa in grado di rivoluzionare gli spazi urbani dove porre i pannelli solari, allora esso diventa un apripista per una serie di nuovi progetti molto più grandi, e soprattutto più diffusi nel territorio, in grado magari un giorno di soddisfare il bisogno energetico di case e strade in una larga parte non solo dei Paesi Bassi ma di tutta l’Europa e oltre.

La speranza è che chi detiene il potere decisionale delle amministrazioni, locali e nazionali, comprenda che idee apparentemente secondarie, proprio come quella di trasformare il manto stradale di una pista ciclabile in una fonte di energia pulita, può avere più valenze di quante se ne possano programmare: innanzitutto quella di sfruttare una superficie che altrimenti sarebbe solo una lingua d’asfalto; Poi quella di rendere energeticamente autonome le strade stesse, dall’illuminazione ai semafori fino al sistema di irrigazione delle aiuole (il che inciderebbe positivamente sulla riduzione delle tasse comunali dei cittadini di quell’area); Da non scartare nemmeno la possibilità di porre delle colonnine ai lati della strada solare, che servano cioè per il rifornimento delle auto elettriche; Sembrerebbe poi scontato dirlo ma ogni Solaroad contribuirebbe non poco nella fornitura di energia pulita, e gratuita, alle abitazioni situate nei pressi (e non solo) di tali piste ciclabili.

Immaginiamo infatti quanta energia si riuscirebbe a trarre da esperienze simili a quella olandese, soprattutto in Paesi come quelli dell’area nordeuropea e nordamericana, nei quali le piste ciclabili coprono ampie fette del territorio sia metropolitano che provinciale.

Antonino Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 3 di marzo 2015)

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