Salvare le foreste è una garanzia di vita per il mondo

La deforestazione è uno dei principali problemi ambientali del mondo contemporaneo poiché è una delle maggiori cause del rilascio di gas serra nell’atmosfera: sappiamo infatti che le foreste del pianeta, specialmente quelle pluviali, preservano e trattengono nel suolo un’ingente quantità di carbonio (secondo alcuni studi essa supera l’intera massa dei carburanti bruciati in tutto il mondo negli ultimi cento anni). La presenza delle foreste gioca quindi un ruolo imprescindibile per il mantenimento degli equilibri di tutto l’Ecosistema Terra, per questa ragione, secondo le ultime stime, per evitare di giungere al punto di non ritorno dobbiamo fermare la deforestazione selvaggia entro il 2020, in particolare in tutti i Paesi in Via di Sviluppo, e raggiungere l’obiettivo “Deforestazione ZERO” già entro il 2015 nell’Amazzonia brasiliana, in Congo e in Indonesia. Quest’ultima, infatti, occupa il terzo posto nella classifica dei paesi emettitori di CO2, seguita a ruota proprio dal Brasile: pare persino che insieme contribuiscano al 40% delle emissioni globali determinate dalla deforestazione.

Il rapporto decennale stilato dalla Fao, intitolato “Valutazione delle Risorse Forestali Mondiali”, relativo alla deforestazione dal 2000 al 2010, è uno degli studi più esaustivi e completi tra quelli che vengono redatti in tutto il mondo.

La buona notizia, secondo questo rapporto, sembra essere che, vagliando i dati di ben 233 Paesi a partire dal Duemila, abbiamo assistito a livello globale ad una diminuzione di questo allarmante fenomeno, nonostante i dati di alcuni paesi rimangano comunque preoccupanti ovviamente.

È stato calcolato che dal 2000, ogni anno, siano stati circa 13 i milioni di ettari di foreste convertiti ad altro uso o che sono stati perduti per cause naturali. In definitiva un lieve calo rispetto ai dati degli anni ’90, in cui si era calcolata un perdita annua di circa 16 milioni di ettari.

Non significa certo che possiamo abbassare la guardia, tutt’altro. Considerando infatti che le foreste ammontano a circa il 31% dell’intera superficie terrestre, e che la somma di tutte le aree in cui si è proceduto ad una riforestazione è minore rispetto alle perdite subite, si può stimare tragicamente che la perdita annuale di foreste nel mondo durante il decennio preso in esame sia stata equivalente ad un’area grande quanto il Costarica.

Poi, benché negli ultimi anni siano stati fatti notevoli progressi a livello mondiale, alcuni Paesi non collaborano ancora a sufficienza, soprattutto se consideriamo i dati relativi al Sud America e all’Africa, e a questo bisogna aggiungere che altri Paesi, risultati virtuosi nel decennio 2000-2010, hanno nuovamente dimostrato una preoccupante e improvvisa inversione di tendenza.

È il caso ad esempio dei dati provenienti dal Brasile, relativi agli ultimi due anni in particolare, che dimostrano come nello stato sudamericano il fenomeno della deforestazione sia di nuovo, pericolosamente, in netto aumento: secondo le rilevazioni satellitari effettuate tra il luglio 2012 e il luglio 2013 sono stati tagliati ben 5.891 km quadrati di foresta, soprattutto nelle regioni di Para e Mato Grosso dove è in atto una forte espansione agricola. Ora, il governo brasiliano monitora sin dalla prima metà del 2000 la situazione e autorizza frequenti operazioni di polizia, soprattutto in relazione al taglio illegale di legname, altra causa che incide pesantemente sul disboscamento, ciononostante le associazioni ambientaliste denunciano che tutto quello fatto sinora non è sufficiente per contenere questa autentica piaga, e i dati sembrano dar loro ragione.

Per fortuna ci sono ulteriori buone notizie, dovute alla coscienza partecipativa e alla buona volontà. Negli ultimi tempi infatti anche il web ha dato il suo contributo per combattere questo devastante fenomeno: per esempio allinizio dellanno Google ha avviato insieme a 40 partners il Global Forest Watch, un progetto utile a monitorare costantemente l’avanzamento della deforestazione sul nostro pianeta e dunque il suo stato di salute. Una mappa mostra con cadenza mensile la scomparsa degli alberi dalla Terra, incrociando le fotografie dei satelliti Nasa coi contributi e le immagini degli utenti, nel tentativo di raggiungere il più alto grado di precisione possibile per agire in tempo dove è necessario.

Da meno di sei mesi inoltre è online anche WildLeaks, una piattaforma ispirata a WikiLeaks di Julien Assange, che permette di denunciare in modo anonimo crimini contro l’ambiente in tutto il mondo. Si tratta di un progetto fondato dall’italiano Andrea Costa che ha già raccolto una trentina di documenti importanti, tra i quali alcuni relativi alla deforestazione illegale in Siberia. L’obiettivo è quello di permettere a chiunque di rendere pubblici, in modo anonimo e confidenziale, documenti utili a denunciare i grandi reati ambientali. Ma l’ambizione più grande forse è ancora una volta un maggiore coinvolgimento dei singoli, poiché è soprattutto grazie ad essi che è possibile cambiare questo fenomeno, oltre all’impegno di riuscire a risalire ai veri responsabili di tali comportamenti, i quali certamente non hanno compreso come le ricadute della deforestazione, non sono qualcosa di lontano nel tempo e nello spazio, ma sono invece catastrofiche per l’intero ecosistema nel quale viviamo tutti.

Antonino Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 8 di agosto 2014)

2 Replies to “Salvare le foreste è una garanzia di vita per il mondo”

  1. J. P. B. ha detto:

    Terribile! Ma quale altra soluzione di fronte alla necessità di profitto per Paesi emergenti come il Brasile? Non ci sono valide alternative di pari crescita economica. Non in questo momento.

    1. Redazione ha detto:

      La soluzione sta in una economia responsabile e “sostenibile”. In Svezia ad esempio per ogni albero abbattuto ne vengono piantati almeno altri due, secondo un ciclo di rotazione che segue, in un vero e proprio modello matematico, sia il rispetto del profitto che delle risorse naturali di quel Paese. Si può continuare ancora a rispondere ai criteri di una produzione del legno, se proprio non si riesce a concepire un’alternativa migliore, ma se lo si fa in modo sostenibile, appunto, non si pregiudica l’intero eco-sistema di quel territorio, che nel caso di grandi foreste ha persino conseguenze planetarie. Ribadiamo, il profitto e lo sviluppo economico hanno senso, nel sistema in cui viviamo; diventano privi di senso nel momento in cui, per ottenerli smodatamente, riduciamo il mondo ad un posto nel quale non potremo mai spendere quel profitto, poiché privo di vita.

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