Reiki: scoprirsi guaritori del Sé

Qualsiasi viaggiatore occidentale che recandosi a Tokio si trovi davanti al tempio di Saihoji, non potrà fare a meno di visitare la tomba posta lì vicino che custodisce le ceneri di Mikao Usui, il maestro che ogni anno attira migliaia di persone dai quattro angoli del mondo. Non si può realmente parlare di seguaci, non è una religione la sua e nemmeno lui quando era in vita ha mai aspirato a fondarne una, anche se la devozione è tanta e il senso di sacralità e di rispetto che la accompagnano la fanno somigliare ad un rituale pellegrinaggio dello spirito. Ma il sentimento che più aleggia sulle teste di tutti è soprattutto la gratitudine. Gli uomini e le donne presenti sono per la maggior parte praticanti di Reiki, una tra le più antiche discipline di guarigione per il corpo e per la mente, che il dottor Usui, così lo chiamavano i più, ebbe la capacità di risvegliare dal torpore in cui la modernità l’aveva confinata, consegnandola infine al mondo intero. Reiki è l’unione di due parole che significano forza spirituale (Rei) ed energia vitale (Ki) due concetti tanto grandi da poter contenere tutto l’universo, per questo potrà sembrare troppo eterea la traduzione di “Energia vitale universale” con cui si è designata questa disciplina alla sua prima apparizione in occidente, tuttavia come sanno bene i suoi praticanti questi concetti non sono pura teoria ma una pratica di benessere reale. Sostanzialmente il Reiki consiste nell’appoggiare le mani e lasciar fluire l’energia guaritrice con la quale si è stati messi in contatto dopo l’iniziazione.

Non c’è nulla di magico né di sciamanico nell’essere connessi all’energia vitale universale, il mondo che ci circonda e noi stessi infatti siamo costituiti da forme diverse di energie impercettibili ai cinque sensi di cui pure le scoperte scientifiche più recenti hanno potuto provare l’esistenza. Purtroppo però i canali nei quali scorre la nostra energia spesso sono come bloccati, per questa ragione l’intervento di un maestro è utile al fine di rimuovere quei blocchi e lasciare che l’energia torni a fluire liberamente. Ovviamente parliamo di livelli sottili e per questo invisibili, perciò se uno studente di Reiki si aspetta di possedere dei superpoteri da eroe dei fumetti ne rimarrà certamente deluso. Quello che accade invece è che il praticante di questa disciplina dell’Energia vitale diventa egli stesso il canale di un potere di guarigione, un’energia insomma tanto grande quanto accessibile a chiunque e gli effetti sono anche ben visibili attraverso le sensazioni che si sprigionano dalle mani e non solo. Lo studente di Reiki riuscirà a percepire l’energia, a seconda della persona stessa, e potrà percepire il livello energetico, eventuali dolori o disturbi della persona che sta trattando, nonché sensazioni, intuizioni, perfino visualizzazioni. Sia che lo pratichi su se stesso che sugli altri, saltuariamente o regolarmente oppure che smetta e poi ricominci, il praticante di Reiki sa bene che una volta aperti i canali energetici non si richiudono più e tale connessione rimane attiva per tutta la vita. A chi si chiede cosa è dunque il Reiki chi lo conosce risponde che è certamente più facile dire cosa esso non è. Innanzitutto non è una religione, non è un dogma né una fede, a tal proposito va precisato che esso funziona che ci si creda o meno. Non è nemmeno opera di una organizzazione, una setta o una ristretta cerchia di individui. Il Reiki è di tutti e per tutti, ci assicurano coloro che lo praticano ed anche quelli che lo insegnano.

Agisce praticamente sui disturbi conosciuti ma non per questo vuole sostituirsi ai trattamenti medici, anzi, pur essendo sicuramente più vicino ai principi della medicina naturale e olistica, se affiancato a qualsiasi terapia medica non può che migliorarne i risultati, ad esempio agendo in modo da ridurre gli effetti collaterali di eventuali farmaci, ridurre il tempo del trattamento, ridurre o eliminare il dolore, ridurre lo sforzo e contribuire ad aumentare un senso generale di ottimismo che sappiamo essere parte della cura stessa. Da quando è giunto in occidente per opera della maestra Hawayo Takata nella seconda metà del secolo scorso il Reiki purtroppo è stato oggetto di diverse interpretazioni, aggiungendovi pratiche New Age e persino di divinazione che sono state poi ampiamente criticate. A proposito delle critiche mosse a questa disciplina va detto infatti che molti ne contestano la non scientificità lamentando il fatto che quella energia universale tanto declamata dai suoi praticanti non sia misurabile né quantificabile. A questi critici forse si potrebbero ricordare le parole che compaiono sulla tomba dello stesso Mikao Usui, dove su un monolite è scritto “Colui che si dedica con impegno allo studio e alla meditazione e lavora instancabilmente per migliorare il corpo e la mente allo scopo di diventare una persona migliore è chiamato un uomo dalla grande anima”.

Anche l’anima infatti non è visibile a nessuno strumento della scienza umana conosciuta, eppure sembra che miliardi di persone riescano a percepirla.

Antonino Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 3 di agosto 2014)

2 Replies to “Reiki: scoprirsi guaritori del Sé”

  1. Gianna T ha detto:

    Uno dei pochi articoli che parla del Reiki senza perdersi in pipponi scientifici che tentano di screditare questa disciplina! Sono una praticante di reiki da dieci anni, ed è un piacere leggere ogni tanto qualcuno che sa di cosa sta parlando, senza esaltarsi sugli aspetti new age, come ha detto lei infatti, e dandone invece una panoramica sincera e aperta a 360 gradi. Voglio anche aggiungere che il vero reiki è quello antico e tradizionale rivelato a Mikao Usui, devo dirlo poiché oggi sono fin troppe le scuole, false o vere, che praticano varianti che non hanno nulla a che fare con i precetti originali.

    1. Redazione ha detto:

      Grazie per i complimenti! In effetti la scelta di affrontare questo argomento in maniera non astiosa, come spesso accade quando il fanatismo scientifico decide che qualcosa debba essere screditato, è stata una scelta naturale da parte mia. Da anni pratico il Reiki anch’io, e con grande impegno sono riuscito a raggiungere il livello di insegnante, acquisendo il Master finale che mi consente di iniziare altri allievi desiderosi di iniziare questa pratica. E concordo pienamente anche sulle sue parole, relativamente all’originalità della scuola tradizionale di Mikao Usui, che come umile insegnante di Reiki io mi onoro dunque di rappresentare. Oggi infatti alcune scuole che hanno intrapreso sentieri paralleli sembrano più simili a “palestre” sportive dedite alla coltivazione di chissà quali super-poteri.
      Antonino Polizzi

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