Proteine e cancro

In che modo le proteine influiscono sull’iniziazione del cancro? E’ uno dei temi affrontati da Colin Campbell, mettendo in relazione tra loro i dati di numerose ricerche di laboratorio ed esaminandoli alla luce dei risultati di un’importante indagine condotta su 2.400 contee cinesi e 880 milioni di abitanti.

Nel libro “The China Study” ( recensito su www.polizzieditore.com/www/the-china-study/ da Antonio Polizzi), molto semplicemente l’autore espone il meccanismo che le proteine animali innescano nelle nostre cellule e lo fa con un linguaggio narrativo alla portata di tutti, correlando diverse ricerche condotte non soltanto in riferimento al cancro ma anche ad altre patologie, come il diabete, la sclerosi multipla, l’osteoporosi e l’obesità.
Usando l’analogia della semina in un prato, Campbell scrive: “Il cancro procede attraverso tre stadi: iniziazione, promozione e progressione.” …“l’iniziazione è la fase in cui si mettono i semi nel terreno, la promozione è quando l’erba comincia a crescere e la progressione corrisponde al momento in cui l’erba sfugge completamente al controllo, invadendo il vialetto di accesso, le aiuole e il marciapiede.”
Ma qual è il processo che impianta i semi con successo, “ovvero che dà inizio alle cellule predisposte al cancro? Le sostanze chimiche che favoriscono tale processo sono dette carcinogeni. Il più delle volte sono sottoprodotti di processi industriali, sebbene piccole quantità possano formarsi in natura come nel caso dell’aflatossina. Questi carcinogeni trasformano o modificano geneticamente le cellule normali in cellule predisposte al cancro. Una mutazione implica un’alterazione permanente dei geni della cellula, con conseguenti danni al suo DNA.”
L’intera fase di iniziazione può aver luogo in pochi minuti, il “tempo necessario affinché  il carcinogeno chimico venga trasformato nel suo prodotto attivo, legato al DNA e trasmesso alle cellule figlie. …. A questo punto della nostra analogia con il prato, i semi d’erba sono stati piantati nel terreno e sono pronti a germogliare.” Inizia allora la seconda fase di crescita: la promozione, la fase in cui “ le nostre cellule predisposte al cancro appena formatesi sono pronte a crescere e a moltiplicarsi fino a diventare un cancro visivamente riconoscibile.” … “Ma proprio come i semi nel terreno, le cellule cancerose iniziali non crescono e non si moltiplicano in assenza delle condizioni giuste”  ed una delle caratteristiche essenziali di questa fase è che “ la promozione è reversibile e dipende dal fatto che alla crescita iniziale del cancro siano state date o meno le giuste condizioni in cui svilupparsi. E’ qui che determinati fattori alimentari diventano così importanti. Questi fattori, chiamati promotori, favoriscono lo sviluppo del cancro; altri fattori alimentari, chiamati antipromotori, lo rallentano. Lo sviluppo del cancro prospera quando i promotori sono più numerosi degli antipromotori, mentre quando prevalgono questi ultimi la crescita del cancro subisce un rallentamento o un arresto. Si tratta di un processo alterno. L’enorme importanza della reversibilità non potrà mai essere sottolineata abbastanza.”…
“In che modo l’assunzione di proteine influisce sull’iniziazione del cancro? Il nostro primo test – continua l’autore –  consisteva nel verificare se il consumo di proteine influenzasse l’enzima che era il principale responsabile del metabolismo dell’aflatossina,…Dopo una serie di esperimenti, la risposta era chiara: l’attività enzimatica poteva essere facilmente modificata semplicemente cambiando il livello di assunzione di proteine. Una riduzione di proteine come quella effettuata nella ricerca originale in India ( dal 20% al 5%) non solo diminuiva sensibilmente l’attività enzimatica, ma lo faceva con grande rapidità.” …  “Fu allora – continua Campbell – che venimmo a conoscenza di alcuni lavori entusiasmanti appena pubblicati da altri che mostravano come misurare minuscoli grappoli di cellule simili a quelle cancerose che compaiono non appena l’iniziazione è stata completata. Questi grappoli microscopici di cellule venivano chiamati foci. … “Quello che avremmo scoperto era davvero notevole: lo sviluppo dei foci dipendeva quasi completamente dalla quantità di proteine consumate, indipendentemente dalla quantità di aflatossina consumata!…
“Il controllo del cancro attraverso l’alimentazione era ed è tuttora un’idea radicale. Ma come se non bastasse, un’altra questione avrebbe prodotto informazioni esplosive: c’era qualche differenza a seconda del tipo di proteina usato in quegli esperimenti? Fino a quel momento avevamo utilizzato la caseina, che costituisce l’87% del latte vaccino, ragion per cui la domanda logica successiva era se le proteine vegetali, testate nello stesso modo, avessero il medesimo effetto della caseina sulla promozione del cancro. La risposta fu un sorprendente “NO”…. Il glutine, la proteina del frumento, non produceva il medesimo risultato della caseina, neppure se somministrata allo stesso livello del 20%”.
Ecco.  Abbiamo appena sfogliato  soltanto 3 pagine di “The China Study”, ma sono più che sufficienti per capire perché pur trattandosi di un best seller non è conosciuto e divulgato quanto dovrebbe e perché di contro è così avversato. L’invito da parte nostra è sempre lo stesso: prendersi il tempo di scoprire da soli la propria verità, giudicando in prima persona il lavoro di ricerca di altri a prescindere da bollinature e certificazioni di supposti enti terzi al di sopra degli interessi economici in gioco.

Maria Luisa Polizzi

(Articolo tratto da “Consumo Responsabile”, supplemento del mensile “Lo Scaffale” – N. 6 di giugno 2015)

 

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