La tirannia della Farfalla di Frank Schatzing

Sudan del Sud. È la stagione delle piogge: strade impraticabili, fiumi di fango, vento che spezza gli alberi. Ed è la stagione della guerra: ogni giorno i miliziani conquistano nuovi territori, massacrando uomini, donne e bambini. Ma non oggi. Oggi non piove, l’aria è immobile e la nebbia copre la foresta come un sudario. E, oggi, l’unità guidata dal maggiore Agok è pronta ad attaccare. Poi una vibrazione rompe il silenzio. È come la somma di migliaia di presenze, un muro di suono in movimento. Agok non vede nulla, finché qualcosa non si conficca nel tronco del baobab accanto al suo viso. Qualcosa che lo guarda. Ed è la fine.

Sierra County, California. Non è stato un incidente. Di questo lo sceriffo Luther Opoku è certo. L’auto abbandonata contro un albero, le impronte di un uomo sul terreno, il cadavere della donna nel crepaccio: tutto indica che si è trattato di un omicidio. La vittima lavorava lì vicino, nell’inquietante, inaccessibile centro di ricerca di proprietà della Nordvisk, un gigante dell’innovazione tecnologica. Incastrata tra i sedili della macchina, poi, Luther scova una chiavetta USB, da cui riesce a recuperare alcuni video. In uno si vede un hangar enorme, attraversato da quello che sembra un ponte sospeso nel nulla. L’intuito suggerisce a Luther che lì si devono concentrare le indagini. Ma attraversare quel ponte significherà inoltrarsi in un autentico labirinto e accettare una sfida all’esistenza dell’umanità come noi la conosciamo…

«A cosa ti serve una macchina che ha tutte le risposte, se tu non hai gli strumenti cognitivi per formulare le domande?»

Quando si inizia un romanzo di Schätzing non si sa mai esattamente cosa ci si troverà davanti. Al di là della lunghezza dei suoi libri, è un autore che tende a metterci del tempo a far capire al lettore la direzione che sta prendendo. È un rischio, di sicuro, perché ciò può indurre ad abbandonare il libro, ma se ci si lascia trasportare, be’ non ci si può non rendere conto di come riesca a trascinare il lettore dentro il suo mondo, piano piano ma in modo inarrestabile.

Lo avevo già notato con Breaking News, che all’inizio mi era sembrato dispersivo, poi mi ha incantato del tutto.

Anche qui entriamo nel suo mondo, che sembra anche il nostro. Ma non solo, è anche un mondo in cui l’innovazione tecnologica sta davvero migliorando la vita delle persone e del pianeta stesso, dove niente sembra più impossibile.

Ma partiamo piano piano. Partiamo con un misterioso attacco di creature in Sudan e un altrettanto misterioso incidente in una cittadina della California. Niente sembra accomunare i due eventi. E piano piano conosciamo la realtà di Luther, sceriffo in una comunità in cui le forze dell’ordine sono insufficienti, ma che in pratica si trovano a far fronte a emergenze del calibro di liti tra vicini o sparizioni di animali domestici. Lo conosciamo bene – e forse lo stesso non vale per gli altri personaggi – e siamo con lui quando il suo mondo viene completamente stravolto.

E davvero le sorprese per i protagonisti e per il lettore sono tante e anche gli inganni. La sensazione che si ha leggendo questo libro è che il narratore (che, devo dire, non è sempre così chiaro chi sia) non sia sempre così sincero nei confronti di chi legge. Mi ha affascinato con le domande che mi ha fatto porre, con le frecciate al nostro mondo che traspirano in più punti e con la teoria che sta alla base della trama del romanzo.

Intriga questo romanzo, nel suo dire e non dire, nel presentare un’ipotesi realistica e affascinante, ma con lati oscuri da non sottovalutare. Incanta il modo di scrivere dell’autore, che pur rimanendo non semplicissimo da leggere, e per molti prolisso, ha indubbiamente una capacità evocativa fuori dal comune.

Sugli scaffali aperti cataste di circuiti stampati e portatili, erbacce analogiche che infestano dati incorporei. Come in un cinema multisala, le pareti sono ricoperte d’immagini di mondi familiari e sconosciuti, carte geografiche e interni di macchine misteriose che devono essere enormi, anche se dentro non c’è nessuno che possa metterle in prospettiva. Proprio quest’assenza umana infonde vita a quelle costruzioni titaniche, una vita in attesa di essere attivata improvvisamente, per raggiungere un qualche obiettivo.

«Una goccia d’acqua simboleggia la nascita di ogni forma di vita e di tutto ciò che è nuovo. Nell’acqua si sono formati i primi legami complessi, che si sono organizzati in cellule da cui è derivato tutto il resto. Guardate una goccia d’acqua al microscopio, e vedrete un universo. Vedrete anche una cosa che la nostra società globale, frammentata e disgregata in strutture protezionistiche, possiede sempre meno: la trasparenza»

La trama è ricca, complessa e carica di informazioni e dettagli verosimili, con spiegazioni, probabilmente non immediate ma nemmeno oscure, ma forse è un po’ affrettata nel finale che non mi ha completamente convinto. Non escludo che il suo scopo fosse quello, ma personalmente ho trovato gli ultimi capitoli, anche se con molta azione e veloci, meno soddisfacenti del resto del romanzo.

Rimane comunque un libro fantascientifico interessante, nato sicuramente da ricerche lunghe e minuziose e che non dimentica di farci porre delle domande importanti sul nostro futuro, sulla tecnologia, sulle intelligenze artificiali, ma anche sullo scopo delle nostre esistenze.

La favola dell’anima immortale è qualcosa di profondamente cinico, i corpi invece sono meravigliosi! In loro ed esclusivamente attraverso di loro, attraverso processi biochimici, nasce quell’altra cosa meravigliosa, lo spirito.

Lucrezia.

(Articolo tratto da FeelTheBook Aprile 2020)

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