La nuova manualità dalla tradizione all’innovazione

Già nel 2011 uno studio pubblicato dalla Coldiretti aveva notato l’emergere, con un numero sempre maggiore di casi anche in Italia, di quel fenomeno meglio noto come “Nuova manualità”. Stiamo parlando del ritorno ai vecchi mestieri manuali di un tempo, ma ovviamente sotto una nuova ottica, più consapevole ed ideologicamente più profonda.

Oggi, appena tre anni dopo, la conferma della crescita esponenziale di questo fenomeno ci arriva da ulteriori analisi, dati alla mano, che contano decine di migliaia di persone in tutto il mondo, che hanno deciso di compiere questa scelta. Alcuni sono addirittura diventati vere e proprie icone di questo fenomeno, ed il portabandiera di una tale rivoluzione culturale è senza dubbio Matthew Crawford.

Autore del best-seller “Il lavoro manuale come medicina per l’anima”, pubblicato in Italia dalla Mondadori, Crawford è testimone egli stesso di come si possa passare dall’essere un dirigente di una multinazionale con in tasca una laurea in Filosofia, a diventare un meccanico di motociclette in una piccola officina di Richmond in Virginia. Nel suo fortunato libro è proprio Crawford, con delle descrizioni degne del filosofo pragmatico, a spiegarci quanto possa renderci soddisfatti e felici l’usare le mani per riparare le cose, scoprirne il meccanismo, toccare le cose dal vero, mettendo in pratica ciò che altrimenti resterebbe solo teoria. La vita insomma, dice lo stesso Crawford, non è soltanto un bella auto con tutti i comfort e gli accessori, è anche il motore dentro al cofano, senza il quale l’auto non servirebbe a nulla.

C’è la quintessenza della sua filosofia nell’affermazione che Crawford fa a proposito del lavoro manuale: “La soddisfazione di esprimere se stessi attraverso l’abilità manuale, ha il potere di tranquillizzare e appagare l’essere umano”.

Sono moltissime le storie come la sua, magari meno famose ma sicuramente non meno interessanti.

Anche nel nostro paese per esempio il fenomeno non ha tardato ad arrivare e, non ci stancheremo mai di dirlo, non solamente per via della crisi economica ma per una vera e propria voglia di cambiare vita uscendo dagli schemi sociali del passato.

Da un lato infatti ci sono professionisti laureati in discipline di elevata competenza, che decidono di mollare tutto e tornare al lavoro manuale, dall’altro lato c’è la rivalutazione di questi stessi mestieri, ma in una chiave del tutto moderna e con un pizzico di inventiva in più.

Quando parliamo di professione manuale ci riferiamo ovviamente all’artigianato. Questa precisazione risulta doverosa poiché altre tipologie di lavoro, che rientrerebbero di certo nel lavoro manuale come ad esempio quello di operaio, non sono certo assimilabili alla conoscenza completa di tutto un processo creativo-produttivo, quale è invece quello compiuto dagli artigiani.

Pensiamo al lavoro in fabbrica per esempio, che dà delle competenze specialistiche di sicuro, ma che alla fine significano tutto e niente, per il semplice motivo che si è in una catena automatizzata dentro la quale l’individuo è parte dell’ingranaggio stesso, e non potrebbe mai arrivare da solo al prodotto finito. In un articolo apparso un paio d’anni fa sulla rivista Millionaire, nella quale veniva preso in esame proprio questo fenomeno della nuova manualità, è stata sapientemente citata una frase di Francesco d’Assisi che recita: “Colui che lavora con le mani è un operaio. Colui che lavora con le mani e la testa è un artigiano. Colui che lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista”.

La creazione di oggettistica, di bigiotteria, di complementi d’arredo, le creazioni sartoriali e di accessori per l’abbigliamento, la riscoperta di prodotti alimentari ottenuti secondo metodi tradizionali e così via, danno vita a qualcosa di unico e, per quanto prendano spunto da tecniche antiche, hanno un carattere fortemente innovativo. E ancor più l’innovazione la possiamo trovare anche nelle tecnologie come internet, che permettono a questi nuovi artigiani di mettere in vetrina le proprie creazioni, raggiungendo un pubblico ben più grande.

Non c’è un segreto per cominciare, basta chiedersi che cosa sappiamo e vogliamo fare davvero, per poi seguire le nostre passioni, ascoltando noi stessi, e soprattutto non smettere mai di imparare a creare con le proprie mani, in questo modo avremo un prodotto unico in un mestiere ancor più unico.

Antonino Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 1 di gennaio 2014)

One Reply to “La nuova manualità dalla tradizione all’innovazione”

  1. Giuseppe Cappello ha detto:

    Sono scelte difficili cambiare la vita così radicalmente, ma se non si impara a vivere più in armonia finirà che diventeranno scelte obbligate.

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