Il futuro del lavoro è nel consumo collaborativo

Che il mondo del lavoro sia cambiato, soprattutto per quanto riguarda la durata del rapporto di lavoro stesso, è evidente già da molti anni, ben prima cioè dell’attuale crisi economica iniziata nel 2008.  Come già accadeva negli Stati Uniti anche in Europa si è diffusa infatti l’idea di una vita professionale costruita su più esperienze lavorative, spesso molto differenti tra loro, che hanno rappresentato sia per chi le viveva in prima persona che per i datori di lavoro un autentico valore aggiunto. Insomma, la comodità del posto fisso si è trasformata in “scomodità”, e quello che appariva precarietà per lavori di breve durata è presto diventato sinonimo di versatilità e acquisizione di nuove abilità.

Secondo un articolo pubblicato di recente dal Bloomberg Business Week, si prevede perciò un aumento esponenziale di questo nuovo modo di intendere il lavoro, al punto da disegnare un futuro dove l’impiego diventerà una serie di accordi tra aziende e manodopera di breve durata, e dove questo scambio tra domanda e offerta avverrà principalmente grazie al web. A volte questo scambio non rientra nemmeno nella concezione tradizionale del lavoro ma in una sorta di impiego del proprio tempo, il bene più prezioso degli esseri umani, in cambio di una retribuzione che oltre al denaro includa la conoscenza tra le persone. Il termine esatto è consumo collaborativo, coniato dalla scrittrice americana Rachel Botsman autrice del libro “Ciò che è mio è tuo”, non ancora pubblicato in Italia, nel quale afferma che sarà innanzitutto la Fiducia la vera moneta della nuova economia.

Testimone di questo cambiamento è ad esempio Taskrabbit, un’applicazione per iPhone che ha visto la luce per la prima volta nel 2008 e che da allora è cresciuta in maniera a dir poco miracolosa in molte grandi città del nord America e dell’Europa occidentale.

Taskrabbit è un grande contenitore virtuale dove poter selezionare i servizi di cui si ha bisogno: dal fare le pulizie a farsi portare la spesa a casa, dal trovare un artigiano che sistemi il portico di casa o qualcuno che rinvigorisca il nostro giardino, dall’organizzare un evento al trovare una sistemazione dove dormire a basso costo, e perfino a fare shopping al posto nostro poiché impossibilitati da condizioni fisiche svantaggiate.

Se non si ha la possibilità di fare qualcosa che ci serve, ci sarà qualcuno che lo farà per noi in maniera economica e semplice. Tutta la procedura si fa con il proprio cellulare e richiede meno di un minuto, si stabilisce il prezzo che si vuol pagare e si attende la risposta da parte di chi si offre di compiere il servizio richiesto.

Questo tipo di applicazioni per cellulare, assieme a quelle che utilizzano il web attraverso il PC, rappresentano l’occasione di mettere in contatto ciò che vogliamo con ciò che abbiamo: è il principio del consumo collaborativo che, per usare ancora le parole della Botsman, si basa sulla relazione tra le persone piuttosto che su vuote transazioni tra un cliente ed un’azienda.

 

Antonino Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 7 di luglio 2013)

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