Giardini pensili: scelte obbligate contro “l’isola di calore”

Questa casa si trova a Newington Green, nella zona nord di Londra ed è stata ribattezzata dai suoi ideatori e proprietari “The Muse” (La Musa). E’ stata progettata per essere energeticamente passiva, combinando l’uso dei pannelli solari  con la tecnologia del “tetto verde”. Il risultato estetico è un giardino pensile rigoglioso, con rampicanti e piante erbacee che richiamano la naturalità di un inverdimento spontaneo e non interferiscono con gli spazi della convivialità.
Fedele al suo nome, questa casa, suggerisce un diverso modo di concepire il tetto verde, rendendolo una  rivisitazione, in chiave tecnologica, del giardino pensile, più gradevole e più aderente alla cultura e al clima mediterranei. Eppure, che si tratti di giardini pensili che di tetti  di ispirazione nordeuropea ricoperti di sedum, nelle città italiane sono quasi del tutto assenti. Negli ultimi 4 anni, persino l’interesse a saperne di più, stando alle statistiche di Google Trend, tende a diminuire.
Un così diffuso disinteresse, non è giustificabile semplicemente come conseguenza della crisi economica, né come effetto della difficoltà ( concreta) di superare beghe o  servitù condominiali.  Se fossero queste le motivazioni fondanti, troveremmo, comunque, tra le diverse soluzioni di verde pensile, quella più adatta alle nostre esigenze. Non disdegnando nemmeno l’azione limitata, ma pur sempre benefica, del rampicante abbarbicato alle pareti, o del mini giardino pensile da balcone.
Ferma restando la possibilità, nel caso si optasse per la soluzione tecnologica di una “copertura a verde”, di detrarre fiscalmente il 50% delle spese, come previsto dal Ministero dell’Ambiente, Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, con delibera n.1/2014.
Invece, da Nord a Sud, si continua a impermeabilizzare il suolo, con colate di cemento e asfalto, alla velocità di 8  mq al secondo. Il verde pubblico delle città italiane, pur riferito al totale di tutte le aree non edificate, dai cimiteri alle aree agricole di pertinenza, costituisce una percentuale minima del territorio comunale, in alcuni casi anche dell’1%. Su un campione di 60 comuni  italiani ( tra i più popolosi), il verde pubblico è inferiore o uguale al 5% del territorio su ben 42 comuni ( il 70% del campione). Solo in 8 città, la percentuale di verde supera il 10%, raggiungendo il valore massimo del 32,2% a Trento, seguita da Monza con il 25,4% e Torino con il 16,5% (dati istat aggiornati al 2012).


L’irresponsabile consumo di suolo è ulteriormente aggravato dalla mancata compensazione, sia pubblica che privata,  che potrebbe derivare dalla copertura a verde degli edifici. Le conseguenze sono molteplici: un maggiore inquinamento dell’aria; allagamenti dovuti alle grandi quantità di acqua piovana, che scivolando sulle superfici impermeabili degli edifici e dell’asfalto, vanno a confluire direttamente nella rete fognaria; nonché, un crescente effetto “isola di calore” determinato dal fatto che, a differenza delle piante che, grazie al naturale fenomeno dell’evapotraspirazione, contribuiscono al raffreddamento dell’aria, gli edifici e l’asfalto, per i materiali con cui sono realizzati, hanno una maggiore capacità di assorbire e (poi di rilasciare) l’energia solare. Come se ciò non bastasse, intervengono, rilasciando ulteriore calore, anche le cosiddette attività antropiche: traffico, riscaldamento e (protagonisti di un circolo vizioso)  i condizionatori. Di conseguenza, il centro di una città di medie dimensioni è più caldo delle zone rurali circostanti (da 0,5 a +3°C) e tra le diverse zone di una stessa città si registrano differenze anche di 7-8°C, a seconda della maggiore o minore presenza di spazi verdi. “Le aree urbane sono considerate vere e proprie “isole di calore” (urban heat-island effect) rispetto alle circostanti aree rurali” (v. relazione del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico www.minambiente.it  ).

I “tetti verdi” costituiscono una tecnologia ampiamente sperimentata, che, oltre a garantire gli effetti positivi dell’evapotraspirazione e della produzione di ossigeno delle piante, permette anche la raccolta e la regimentazione dell’acqua piovana trattenuta dalla vegetazione.
La loro realizzazione, dal punto di vista tecnico, è stata codificata nel 2007 dalla norma UNI 11235, che ha fissato le regole da rispettare nelle diverse fasi di  “progettazione, esecuzione, controllo e manutenzione delle coperture”, elaborando un sistema di buone prassi che garantisce la realizzazione di un lavoro tecnico a regola d’arte e, allo stesso tempo, uno standard cui fare riferimento per un’eventuale richiesta di risarcimento danni.
In linea con la norma UNI, anche l’ISPRA, nel 2012, ha elaborato il manuale “Verde pensile: prestazioni di sistema e valore ecologico”, con linee guida destinate ai progettisti, che entrano nel merito di: strategie di gestione dell’irrigazione, caratteristiche termodinamiche e  materiali e piante da utilizzare. Un manuale di facile comprensione, un pò tecnico, un po’ divulgativo, che avvicina all’idea del “verde pensile”, visto più attraverso i suoi benefici, all’interno e all’esterno dell’edificio, che come una struttura a strati da rispettare pedissequamente e senza alcun adattamento. A partire  dalla rigida distinzione tra coperture intensive ed estensive, fino alla scelta delle specie vegetali: con il sedum più opportunamente sostituito dal prato naturale o dal tappeto di erbacee perenni  ( www.isprambiente.gov.it  ).

Nel 2013, la Legge n.10, ha previsto alcune norme “per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, rinviando all’iniziativa delle amministrazioni locali (e nei limiti delle risorse disponibili) la promozione di azioni finalizzate a: “trasformare i lastrici solari in giardini pensili”, realizzare il “rinverdimento delle pareti degli edifici” e sensibilizzare la cittadinanza “alla cultura del verde attraverso canali di comunicazione e di informazione”.
Non è più tempo di attendere passivamente che siano le amministrazioni locali (“nei limiti delle risorse disponibili”) a promuovere l’inverdimento delle città.  Adottare soluzioni di verde pensile è una scelta obbligata e non rinviabile. Ciascuno può scegliere la propria: dalla copertura strutturale di tetti e pareti, al più economico supporto mobile di rampicanti da far crescere lungo le pareti; dalla realizzazione di giardini e orti su terrazzi e balconi, alla copertura delle pensiline dei posti auto. Tutto è utile per combattere l’isola di calore e per promuovere un diverso modo ( più creativo, responsabile e compensativo) di intendere il consumo urbano di suolo.

 

Maria Luisa Polizzi

(Articolo tratto da “Consumo Responsabile”, supplemento del mensile “Lo Scaffale” – N. 8 di agosto 2015)

 

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