Coscienza e droghe allucinogene: dai culti misterici ai rave party

Il termine “droga” è comunemente riferito alle sostanze d’abuso o alle sostanze medicinali e possiede un intrinseco contenuto emotivo capace di suscitare facilmente forti sentimenti contrastanti, origine di dibattiti tra chi la stigmatizza e chi la difende strenuamente. Generalmente la trattazione dell’argomento rimane circoscritta nell’ambito della tipologia di droga (distinzione legale o illegale, leggera o pesante) o del contesto dell’assunzione (il luogo del divertimento e della trasgressione o lo scenario dell’evento di cronaca nera). Rare sono le analisi sui motivi profondi che spingono l’essere vivente ad assumere tali sostanze, ancor più rare le ricerche immuni da influenze derivate dal dibattito, in genere esclusive di ambienti accademici o del mondo medico e psicologico (queste ultime orientate solo su coloro che hanno sviluppato una dipendenza da tali sostanze).
La storia del rapporto dell’uomo con le droghe principia con l’assunzione di allucinogeni, le sostanze naturali stupefacenti più diffuse in natura.
Il termine “allucinogeno” deriva dal latino “alucinor”, letteralmente “delirare, vaneggiare”, a sua volta di possibile derivazione dal greco “ἀλύω”, “andare vagando, essere in stato di incoscienza”, chiaro riferimento all’effetto prevalente che inducono, cioè l’alterazione della percezione, della cognizione e dell’umore. L’uso di tale sostanza da parte dell’uomo è storicamente correlato ai viaggi interiori e spirituali compiuti dagli sciamani nella protostoria con finalità miste di intervento spirituale e guarigione.  Anche nel caso dei rituali legati ai riti misterici (i Misteri Eleusini, il Dionisismo, l’Orfismo, il Mitraismo etc.) della Grecia antica è ipotizzato da larga parte della comunità degli studiosi l’uso di allucinogeni.

Il termine Misteri, dal greco “τα μυστήρια”, indica ciò che non è comprensibile dalla ragione, forse in riferimento al fatto che tali conoscenze venivano trasmesse attraverso il rito. Poco o nulla si sa sul tipo di sostanze contenute nella bevanda indicata come “Ciceone” (xuxew, kykeon), usata nei culti misterici e citata anche nell’Iliade (XI 638-41) e nell’Odissea (X 234-36; 316-7). Sebbene ancora oggi tale enigma non sia stato risolto, gli studiosi sono concordi nel ritenere centrale l’esperienza “emotiva” indotta dalla bevanda allucinogena, analogamente a quanto avviene nei riti sciamanici ancora presenti in varie zone del pianeta, sebbene in questo modo vi è il rischio che il contesto psicologico e culturale di tale esperienza religiosa collettiva, scivoli quasi al margine della stessa.
Gradualmente questi riti così amati e praticati vennero abbandonati per essere sostituiti da un nuovo approccio alla dimensione ultraterrena. Il Cristianesimo, divenendo religione ufficiale, si sostituì gradualmente alle religioni e ai culti preesistenti. Secondo lo studioso Léveque, è proprio in questa fase della storia che compare l’individualismo e la religione da collettiva diviene via via personale: le manifestazioni eccessivamente emotive e l’apprendimento passivo dei culti misterici finiscono per essere sostituiti dalla razionalità, dalla parola e dalla consapevolezza. La precedente via spirituale, con l’approccio fisico, interiore e simbolico, sopravvivrà solo in isole di paganesimo e sette minoritarie durante il medioevo cristiano e fino ai giorni nostri.
Nell’epoca attuale l’uso di allucinogeni è caratterizzato, tra l’altro, dalla sintesi in laboratorio di nuove molecole allucinogene che si aggiungono alle sostanze prodotte in natura. Tra esse vanno ricordate l’LSD, la molecola allucinogena più potente tra quelle conosciute, sintetizzata nel 1938 da Albert Hoffmann, ricercatore della Bayer, e l’Ecstasy sintetizzata nel 1912 dai chimici dell’industria Merck, il cui utilizzo è diventato popolare negli ultimi decenni. Dopo anni di sperimentazione medica, l’LSD divenne, alla fine degli anni ’60, popolare tra i giovani come simbolo della cultura e dell’arte psichedelica ma per via della difficoltà a gestire gli effetti indesiderati questa droga però non ha trovato un largo consenso.

Nello stesso periodo si è avuto un consumo elitario di cui tra i più noti rimane quello dello scrittore Aldous Huxley che, nel suo libro “The Doors of Perception”, riporta la personale esperienza psichedelica avvenuta con la mescalina (uno dei numerosi alcaloidi contenuti nel cactus allucinogeno Peyote). Gli “apici” di contemplazione indotti dall’allucinogeno sono, a suo giudizio, incompatibili con l’azione, la volontà ed il pensiero di agire e cita il paragone evangelico come sintesi: “la mescalina apre la via di Maria, ma chiude la porta a quella di Marta”. La mescalina potrebbe risultare adatta per chi sceglie una via di rinuncia e contemplazione, ma risulta incompatibile con la moderna vita attiva.
L’ecstasy sembra invece possedere le qualità adatte alla liquido-moderna società dei consumi (per usare le parole del sociologo Baumann) nella quale gli ideali del “lungo periodo” e della “totalità” vengono sostituiti dai valori della gratificazione istantanea e della felicità individuale, risultando funzionale all’esigenza del divertimento. Per dirla con Nicholas Saunders “l’ecstasy è un elemento del culto del tempo libero … componente imprescindibile di quella triade che si autodefinisce scena techno e che è composta da techno-sound, techno-droghe e techno-party”, dove i partecipanti, noti come raver, “sono giovani del ceto medio, poco appariscenti, integrati, disposti a spendere parecchio per il tempo libero”.
Come detto, le diverse molecole allucinogene, naturali o di sintesi, producono in chi le assume effetti in gran parte sovrapponibili, anche se alcune manifestazioni sono dovute alle personali aspettative e caratteristiche mentali individuali. Data l’evidente differenza negli scopi ed obiettivi perseguiti dagli utilizzatori nel corso dei secoli, è facile comprendere le conseguenze pratiche. Nelle iniziazioni dei riti eleusini vi è come elemento centrale la fede nell’aldilà e le sostanze allucinogene rappresentano uno strumento che contribuisce a rafforzare le convinzioni personali mentre in epoca moderna la generazione techno utilizza allucinogeni di sintesi senza obiettivi mistici. L’etnologo Lapassade, esperto di “stati modificati di coscienza”, definisce questa categoria di assuntori come “chiusa in sé stessa e proiettata in un’edonistica ricerca di inconsapevolezza”, trascurando il reperimento di “nuovi valori” o di una più ampia consapevolezza e di nuovi stati di coscienza osservati nelle precedenti culture psichedeliche.
Negli ultimi decenni diverse altre droghe di sintesi e sostanze naturali modificate sono comparse sulla scena, entrando a far parte di quel consumo di massa che risente delle mode e tendenze del momento, tra queste figurano droghe come la cocaina e l’eroina, in grado di produrre una dipendenza psicofisica importante nelle persone predisposte. La loro assunzione è limitata per lo più ad una finalità voluttuaria, salvo poi avere un’evoluzione di tipo auto-terapeutico e finendo così con il rientrare più strettamente nell’ambito medico e psichiatrico.
In una prospettiva più ampia, il percorso della mente umana appare diretto verso un crescente livello di complessità mentale e consapevolezza, sebbene il cammino sia tormentato e intervallato da temporanee regressioni (vedi periodi di decadenza, guerra e barbarie). L’essere umano sta emergendo gradualmente dall’inconscio ed il consumo abituale di droghe potrebbe quindi essere interpretato, in questo senso, come una sorta di nostalgico viaggio a ritroso della coscienza umana, un ritorno alla beatitudine del brodo primordiale, con tutte le sfumature interpretative che ogni individuo può dare nel proprio contesto.

Ad ogni modo, a prescindere dal significato attribuito alla droga, sia essa “strumento” o “conforto temporaneo”, il suo uso risulta incompatibile con il contesto sociale e tecnologico attuale e conduce il consumatore abituale verso l’autoesclusione. D’altra parte, anche se in misura diversa per ogni individuo, rimane questa quasi necessità umana del consumo di stupefacenti (in verità diffuso anche nel regno animale e tipico di varie specie di mammiferi, uccelli, insetti etc.) a cui dare in qualche modo una risposta.
Quale evoluzione futura potrebbe subire il fenomeno delle droghe è difficile da ipotizzare. Una possibilità potrebbe essere data dalla sostituzione delle droghe chimiche con le tecnologie informatiche capaci di ricreare realtà virtuali sempre più definite e capaci di ingannare i sensi e la mente confondendola. Negli ultimi anni lo sviluppo di tali tecnologie ha raggiunto livelli molto sofisticati tanto da portare in alcuni casi allo sviluppo di vere e proprie dipendenze comportamentali. Altra possibile evoluzione potrebbe essere quella di attivare selettivamente funzioni mentali attraverso tecniche di auto stimolazione nervosa (sul modello del training autogeno e delle varie forme di meditazione). Queste potrebbero forse rappresentare la risposta più naturale, ed esente da effetti collaterali di dipendenza, in grado di armonizzare il bisogno di consapevolezza alternato al momentaneo ristoro e distacco dalla realtà materiale, dal sovraccarico di stimoli, preoccupazioni e angosce, perfettamente in linea con il pensiero dei saggi del passato che hanno indicato nell’autodisciplina mentale la soluzione per domare quel cavallo selvaggio che è la mente.

Alessandro Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 9 di settembre 2015)

 

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