CIBO, DIETA e DURATA della VITA

Il binomio cibo e vita ha un duplice significato che nella tradizione indiana viene così riassunto: “il cibo che dà la vita, lo stesso cibo toglie la vita”. A differenza delle altre specie animali, il rapporto che l’uomo ha con la propria alimentazione non è semplice o spontaneo. Da sempre infatti egli avverte la necessità di individuare tra i possibili alimenti naturali quali siano i più adatti, in termini di qualità positive, rispetto ad altri da considerare dannosi. Innumerevoli diete e tabù alimentari si sono avvicendati dall’antichità ad oggi, codificati ora come precetti sacri ora come consigli dietetici. Così ad esempio, tra i numerosi cibi vietati del passato, si annoverano dei legumi come le fave, sconsigliate già nell’antico Egitto ed anche successivamente tra i greci e romani di epoca classica, in quanto associate al mondo dei morti (forse a causa del gonfiore addominale causato dalla loro ingestione).

Altro noto esempio è quello delle prescrizioni relative all’utilizzo della carne proveniente dall’uccisione e macellazione di animali.  Nel Mahabharata, testo sacro induista, viene consigliato di astenersi dall’assunzione di carne, regola adottata anche nella cultura buddista coerentemente con la pratica della non violenza. Anche la Bibbia (Levitico) ed il Corano riportano diversi divieti tra i quali quello di consumare carne suina. Divieti e consigli dietetici presenti anche oggi ma con motivazioni più laiche rispetto al passato come quella della salute fisica o dell’ecologia. I nuovi comandamenti alimentari vengono emanati attraverso internet e gli altri mass media, modellati ed adattati in base agli obiettivi ed alla sensibilità personale, comprendono diete come quella iperproteica finalizzata a mantenere nel tempo la tonicità giovanile, le diete vegane o vegetariane più attente al rispetto dell’equilibrio dell’ambiente, la dieta senza glutine e la paleodieta per i nostalgici del ritorno all’età della pietra. Il successo di una dieta è legato spesso all’adozione da parte del personaggio famoso che ne diviene inconsapevolmente o volontariamente sponsor, si veda ad esempio il caso delle diete “senza glutine” seguite da innumerevoli attori come Russel Crowe e Gwyneth Paltrow, atleti come Martina Navratilova, politici come Bill Clinton e tanti altri personaggi noti e meno noti. Analogamente per le diete vegetariane e vegane sono numerosissimi i personaggi famosi che si dichiarano a favore, tra cui Paul Mc Cartney, Tobey Maguire, Umberto Veronesi, Carl Lewis e persino un personaggio dei cartoons come Lisa Simpson. Raramente una dieta viene adottata sulla base dei dati scientifici disponibili. Tra gli articoli più recenti e significativi ve n’è uno pubblicato da ricercatori britannici dell’Università di Oxford (1) che ha messo a confronto gruppi di vegetariani e di non vegetariani, utilizzando i dati di due grandi studi prospettici di popolazione, l’Oxford vegetarian study e l’Epic-Oxford. Grazie a questi studi sono state analizzate le abitudini alimentari e lo stato di salute di oltre sessantamila britannici, reclutati per il primo studio tra il 1980 ed il 1984 e per il secondo studio tra il 1993 ed il 1999 ed intervistati a 5, 10 e 15 anni di distanza, fino alla chiusura dello studio avvenuta nel marzo del 2014. In particolare questa popolazione è stata suddivisa come segue : un primo gruppo di diciottomila persone definite “consumatori abituali di carne” (consumatori di carne per 5 o più volte a settimana); un secondo gruppo di circa tredicimila individuati come “consumatori moderati di carne” (consumo di carne più moderato, inferiore ai 5 giorni a settimana); un terzo gruppo di oltre ottomila persone etichettate come abituali “consumatori di pesce ma non di carne” ed infine un quarto gruppo costituito da oltre ventimila aderenti alla “dieta vegetariana” (nel cui gruppo vengono compresi però oltre duemila “vegani”). Dopo le opportune correzioni statistiche dei dati con l’esclusione degli individui giovanissimi o troppo anziani in relazione ai limiti stabiliti per lo studio e tenendo conto delle differenze di età, di abitudini come fumo e consumo alcolico, dell’attività fisica e della presenza o assenza di malattie preesistenti, lo studio in questione ha riassunto i risultati relativi alla mortalità nei vari gruppi ed in confronto alla popolazione generale. In questo campione abbastanza rappresentativo della popolazione britannica le cause di morte per specifiche malattie hanno mostrato delle discrete differenze. Ad esempio i consumatori moderati di carne, messi a confronto con i forti consumatori del primo gruppo, hanno manifestato il 45% in meno di tumori al pancreas. La frequenza dei tumori al pancreas e linfo-emopoietici è risultata ulteriormente ridotta nei vegetariani, rispettivamente del 52% e del 50% in meno, in confronto ai consumatori abituali di carne. I dati generali di questo studio evidenziano quindi una mortalità per tumore ridotta nei vegetariani e vegani ma anche nel gruppo dei consumatori di solo pesce, in confronto ai consumatori abituali di carne. Bisogna ricordare però che il consumo di carne nella popolazione britannica è mediamente maggiore rispetto ad esempio alla popolazione italiana.  Lo stesso studio evidenzia un altro dato generale che dovrà essere approfondito in futuro: se si confrontano la durata della vita e le cause di mortalità generale non emergono differenze significative tra il gruppo dei vegetariani ed i gruppi dei consumatori di solo pesce e dei consumatori di carne ma con frequenza inferiore alle 5 volte per settimana. Questo risultato indica che un moderato consumo di carne non sembra accorciare la durata della vita semmai può predisporre alla comparsa di determinate patologie. Le raccomandazioni del CNSA (Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare) sottolineano l’importanza di un regime alimentare vario ed equilibrato elencando in dettaglio i componenti indispensabili per una dieta completa in grado di prevenire le più frequenti malattie croniche (2). In questo elenco sono inseriti i cereali, ricchi di carboidrati e perciò fonte primaria di energia, la frutta e gli ortaggi per le fibre ed i sali minerali che contengono e vengono consigliati anche gli alimenti di origine animale come carne, pesce, uova che insieme ai legumi rappresentano insostituibili fonti di proteine. Completano la lista il latte scremato ed i derivati a basso contenuto di grassi. Il CNSA concorda con l’Organizzazione Mondiale della Sanità sul rischio di cancerogenicità della carne rossa (sia fresca che lavorata) e concorda sul fatto che questo consumo debba essere limitato, evitandone la cottura ad alte temperature da cui hanno origine diversi composti chimici dannosi. L’eccessivo consumo della carne rossa non costituisce l’unico punto critico delle diete dei paesi più ricchi della terra. Un altro osservato speciale è l’eccessiva assunzione di glutine, cioè il gruppo di proteine presenti nei cereali come grano, segale, orzo, kamut, farro e triticale ma oggi ampiamente utilizzato nell’industria alimentare ed aggiunto come addensante in parecchi alimenti sia freschi che conservati e lavorati ed in alcuni farmaci preparati come compresse e tavolette. L’onnipresenza del glutine negli alimenti di uso comune costituisce un serio problema specialmente per quell’1% della popolazione mondiale affetta da celiachia, una malattia immunomediata dell’intestino tenue la cui diagnosi va posta dai medici attraverso una precisa procedura (da evitare l’autodiagnosi) e la cui terapia prevede prima di tutto l’esclusione dalla dieta dei prodotti contenenti glutine. Solo una parte dei celiaci è a conoscenza del proprio disturbo; in molti casi chi ne è affetto non sa di esserlo. A questi si aggiungono coloro che lamentano una condizione definita come “sensibilità al glutine” (in sigla NCGS, cioè sensibilità al glutine non celiaca), ancora difficile da definire e diagnosticare data l’assenza delle caratteristiche alterazioni a carico dell’intestino tenue. Una parte dei ricercatori dubita che tale condizione esista davvero e contesta l’aumento riscontrato invece da altri studiosi a carico della popolazione. Nonostante l’incertezza sull’argomento è in aumento il numero di persone che decidono preventivamente di eliminare dalla propria dieta il glutine e/o certi tipi di zuccheri sulla base di notizie riportate da libri, siti internet e interviste a personaggi famosi che hanno messo in atto tali scelte alimentari (3, 4, 5, 6, 7, 8,9). Il numero dei casi di diagnosi di celiachia è in continuo aumento (i dati del Ministero della Salute confermano la tendenza). Risulta utile porre attenzione alla propria dieta ed ai prodotti che vengono posati nel carrello della spesa, limitando per quanto possibile gli eccessi ossessivi. Come armonizzare le numerose informazioni circolanti su quest’argomento se non mediando tra le poche certezze condivise, prima tra tutte la quantità del cibo proporzionata al fabbisogno personale. Diverse ricerche mostrano come una moderata quantità di calorie sia statisticamente collegata ad una maggiore durata della vita, concetto peraltro noto già nell’antico Egitto. Altro punto fermo è quello relativo alla preferenza da accordare al cibo fresco e di stagione, rispetto al cibo conservato, lavorato ed al junk food (letteralmente il “cibo spazzatura” eccessivamente ricco di zuccheri e grassi). Non bisogna dimenticare che la dieta è solo un elemento della più ampia cornice dello stile di vita e puntare l’attenzione esclusivamente sul cibo senza però eliminare abitudini deleterie come l’eccessiva assunzione di alcolici, il fumo e la sedentarietà significa coltivare una pura illusione di esercitare una qualche forma di controllo sulla qualità e durata della propria vita.

Paolo Salvatore Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 10 di ottobre 2016)

 

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