Chi ha spostato il mio formaggio? – di Spencer Johnson

Cosa accade quando uno psicologo della Harvard Medical School, ideatore di uno tra i più conosciuti metodi di management del mondo, decide di scrivere una fiaba pedagogica semplice e di facile lettura?

Nasce un piccolo saggio di grande impatto, che pur nella sua semplicità riesce benissimo a rappresentare il cambiamento che tutti noi stiamo vivendo in questo complicato momento storico, indicandoci anche una possibilità di riscatto.

Pubblicato per la prima volta nel 1998 (in Italia dal 2000), in poco meno di vent’anni è stato tradotto in ben 21 lingue vendendo quasi tre milioni di copie. Un successo che ha attribuito a questo piccolo libro un ruolo di primo piano in moltissimi seminari motivazionali e in qualsiasi convegno che affronti le tematiche del cambiamento professionale e sociale.

In “Chi ha spostato il mio formaggio”, con un linguaggio divertente, favolistico e potente, Spencer Johnson ci racconta le vicende dei protagonisti, due topolini e due gnomi che vivono in un labirinto alla costante ricerca di un pezzo di formaggio, unica fonte di sostentamento ma anche di felicità.

La metafora appare chiara fin dall’inizio: il labirinto è lo spazio vitale nel quale viviamo tutti i giorni, dove lavoriamo, dove studiamo, ed è anche la nostra stessa casa. Il formaggio non può che essere ciò che desideriamo, ciò che ci fa sentire realizzati, si tratti dell’idea che abbiamo del successo o dell’amore e così via. I quattro personaggi poi, con i loro nomignoli divertenti che ne descrivono il carattere, ovvero i topolini Nasofino e Trottolino, e i due gnomi Tentenna e Ridolino, riescono a rappresentare degli aspetti della nostra personalità che conosciamo bene, e che sappiamo possono esserci di aiuto o di ostacolo in certi momenti della nostra vita quotidiana.

Spencer Johnson – Psicologo, Consulente Manageriale, autore di numerosi Best Seller
tra i quali “Chi ha spostato il mio formaggio?”

I cambiamenti improvvisi e inspiegabili che accadono ai quattro protagonisti generano quella paura che tutti noi avremmo al loro posto, quando davanti a situazioni difficili e inaspettate ci chiediamo presto cos’altro potrà ancora accadere, e soprattutto come è potuto accadere proprio a noi.

All’interno del labirinto infatti, una mattina il prezioso formaggio che i quattro custodivano gelosamente sparisce e non se ne trova più traccia. Non vi è alcuna spiegazione razionale a tale evento, la sola cosa che appare evidente è che il formaggio non è più dove avrebbe dovuto essere, o meglio dove era sempre stato, e nulla lascia presagire che tornerà ad apparire nello stesso posto.

A questo punto i due topi decidono di addentrarsi nel labirinto, verso direzioni a loro sconosciute, allo scopo di ritrovarlo o trovarne altro con il quale nutrirsi. Dei due gnomi invece solo uno, Ridolino, vorrebbe intraprendere questa nuova avventura alla ricerca del formaggio, mentre l’altro, Tentenna, continua a rimuginare e a rifiutare di andar via da quel luogo, tornando tutti i giorni nello stesso posto sperando che il vecchio deposito di formaggio torni da solo a riempirsi.

Più Ridolino cerca di convincere il compagno a seguirlo e più quest’ultimo adduce delle scuse sul fatto che è troppo vecchio o troppo stanco per compiere un simile viaggio. Quando Ridolino prende il proprio coraggio a piene mani e si addentra nel labirinto inizia per lui una avventura che lo porterà a comprendere delle lezioni che non avrebbe mai nemmeno immaginato. Ogni volta che impara qualcosa di se stesso, lungo questa faticosa ricerca nel labirinto, decide di scrivere il suo pensiero su un muro, e così giorno dopo giorno realizzerà delle profonde verità su quanto sia importante vincere le proprie convinzioni, superare le proprie paure, seguire il cambiamento traendone un vantaggio piuttosto che rimanere immobile a rimuginare come era accaduto al suo amico Tentenna. Il suo coraggio alla fine sarà premiato, quando troverà una stanza con più formaggio di quanto ne abbia mai visto, sul quale i due topolini che lo avevano preceduto sono ormai sdraiati beatamente e felici della loro sazietà.

La favola di Johnson non è un manuale, e non pretende di esserlo, ma di certo è uno spunto per riflettere, e magari per riuscire a superare la paura che ci attanaglia ogni volta che ci troviamo di fronte ad un momento importante della nostra esistenza, quale è appunto il cambiamento. Una riflessione che ci aiuta a comprendere come non è tanto il cambiamento a turbarci, quanto il nostro attaccamento alle cose e al vecchio stile di vita che ci impedisce di esplorare il labirinto, di cercare altrove ciò che, sorprendentemente, potrebbe persino essere la nostra fortuna, portandoci ad una felicità più grande. La fine di qualcosa, è l’inizio di qualcos’altro: sia esso la ricerca di un nuovo lavoro, l’inizio di un nuovo percorso di studi, il trasferimento in un’altra città, oppure il semplice desiderio di vivere con la consapevolezza che la vita stessa è un continuo succedersi di cambiamenti, ai quali noi siamo sempre in grado di adattarci, con un pizzico di coraggio e intraprendenza, ma soprattutto con la voglia di scoprire cos’altro c’è da vedere dentro al nostro labirinto.

Antonino Polizzi

(Articolo tratto dal mensile “Lo Scaffale” – N. 1 di gennaio 2016)

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