Big Apple di Marion Seals

Lo si ama fin dall’inizio, ed è davvero impossibile non farsi stregare dal suo stile di scrittura brillante, fluido e dai ritmi incalzanti. Marion Seals, pseudonimo dell’autrice di questo accattivante, divertente ed emozionante romanzo, ancora una volta è riuscita a trovare la formula più adatta tra l’ironia e la passione, tra i sentimenti amorosi e la vibrazione sensuale, mai volgare, delle scene nelle quali l’eros lascia spazio all’immedesimazione.

Docente universitaria, moglie e madre, con Big Apple la Seals è giunta al suo terzo romanzo, immergendosi in un genere letterario per lei relativamente nuovo, visto che i primi due libri, “Dominio” e “Cospirazione”, usciti rispettivamente nel 2013 e nel 2015, appartengono ad una saga dai toni prettamente fantasy intitolata The Dark Side e che l’autrice assicura non essere ancora conclusa poiché prossima alla pubblicazione di un terzo volume.

Man mano che si procede nella lettura di Big Apple, sullo sfondo di una storia d’amore romantica ma dai tratti realmente umani, ci si accorge come ogni pagina sia come un film, che ci trascina dentro al quadro di una New York che è già parte del nostro vivere quotidiano, laddove le strade di Manhattan e del Bronx, i venditori ambulanti di Hot Dog, il Central Park, i pompieri newyorkesi, i palazzi di Wall Street, diventano un panorama vivo del quale non possiamo più fare a meno.

I protagonisti, Lex e Dora, un milionario piuttosto cinico e la sua assistente personale, ad uno sguardo più superficiale potrebbero sembrare partoriti dal cliché di quelle storie d’amore che da qualche anno ormai imperversano sia nella letteratura romantica che nel cinema, ma fin da subito invece si comprende che non c’è nulla di più lontano da quelle narrazioni noiose e così omologate. Il lettore infatti viene trasportato in una trama il cui tema principale non è solo l’amore tra i due protagonisti, bensì un vortice di avvenimenti che corrono paralleli alle vicende dei due e che coinvolgono una miriade di altri personaggi, tanto complessi quanto differenti tra loro. A tal proposito, i primi capitoli sembrano persino subire un’accelerazione nella presentazione dei vari protagonisti e delle vicende che li riguardano, come se l’autrice avesse fretta di farci capire questo passaggio fondamentale: non vi è nulla di stereotipato ma solo una grande voglia di raccontare con ironia, per far crescere e sviluppare una storia, molte storie. Big Apple, e questo non è un mistero, è solo il primo volume di una saga intitolata Living New York che, con i dovuti tempi di maturazione artistica, porterà alla pubblicazione di almeno altri due romanzi di questa serie.

Inoltre, e questo è abbastanza sintomatico del carattere socialmente impegnato dell’autrice, la presenza di elementi che di solito sembrano localizzati fuori dalla letteratura romantica fanno l’occhiolino al lettore ricordandogli il messaggio morale che possono coesistere storie d’amore all’interno di tematiche difficili e complesse, quali ad esempio: la droga e la delinquenza dei boroughs come il Bronx, il disagio giovanile rappresentato dalla banda metropolitana degli Spirits, le compagnie di contractors che vendono i propri servizi solo a chi può permetterseli, e parliamo delle speciali guardie del corpo del milionario Lex,  e ancora il tema dell’omosessualità che qui è rappresentato con sentimento attraverso Randy, il migliore amico di Dora, che è abbastanza lontano dai soliti stereotipi della commedia hollywoodiana.

Nel variegato universo del self-publishing, considerato da qualcuno, a torto, un mercato di serie B, talvolta emergono libri di pregio che ci sorprendono. Possiamo dire che è proprio il caso di Big Apple, per la cui realizzazione oltretutto, non solo va riconosciuto il lato artistico e originale della trama insieme ad un capillare lavoro di ricerca, per esempio relativamente alle ambientazioni sceniche newyorchesi, ma anche l’evidente cura con la quale il romanzo è stato trattato, tra le pieghe dei dettagli grandi e piccoli, sia attraverso un approfondito e minuzioso lavoro di editing, e sia nel suo aspetto grafico di grande impatto, come visibile già dalla copertina. Elementi questi ultimi che non hanno nulla da invidiare alla professionalità e alla precisione delle grandi e rinomate case editrici internazionali.

Antonino Polizzi

 

(L’immagine in evidenza posta all’inizio dell’articolo, nonché le copertine di entrambi i volumi di Point Break, sono state realizzate da Franlu e sono visibili sul sito ufficiale di Marion Seals all’indirizzo: www.marion-seals-author.com)

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