Adamo, Eva e gli Dei. Nuove ipotesi sulle origini dell’Uomo

E se gli dei fossero esistiti realmente ed avessero creato l’essere umano, come narrato in diverse mitologie e religioni ? A questa domanda, da oltre mezzo secolo, stanno tentando di dare risposte plausibili diversi ricercatori indipendenti. Dai pionieri come E. von Daniken, P. Kolosimo, J. F. Blumrich che a partire degli anni ’60 e ’70 per primi ipotizzarono la presenza di “antichi astronauti” nel nostro pianeta, ai saggisti degli anni più recenti come E. Baccarini e M. Biglino , da qualche decennio si assiste ad un crescente interesse per la rivalutazione della storia dell’essere umano alimentato da libri ma soprattutto da dibattiti, simposi e informazioni virali via internet. Generalmente le istituzioni accademiche tendono a respingere ipotesi molto distanti dai dogmi ufficiali, opponendo argomenti come la fragilità dei metodo di ricerca o la carenza dei titoli accademici e delle competenze specifiche di chi le effettua. Non è questo il caso del dottor Pietro Buffa, biologo molecolare e analista bioinformatico dotato di un considerevole curriculum scientifico professionale (consultabile in dettaglio su biocode.it) che nel 2015 ha pubblicato il libro  “I geni manipolati di Adamo” per la UNO editori, nel quale viene esposta la sua teoria neodarwinista.

Il testo propone per l’essere umano una “evoluzione guidata” ad opera di abitanti di pianeti più evoluti in visita sulla Terra, analogamente al noto processo plurisecolare di domesticazione di piante e animali. A sostegno dell’ipotesi vengono ricordati diversi elementi significativi come il notevole e rapido aumento della capacità cranica verificatosi prima in Homo habilis e poi nuovamente in Homo erectus e sapiens e la loro precoce dispersione in Africa e in Eurasia; un balzo evolutivo che non trova riscontro in altre specie animali. La dotazione cerebrale dei primi Homo sapiens risulta essere analoga a quella odierna e tuttavia per diversi millenni è servita per condurre un’esistenza non molto dissimile da quella del precedente Homo erectus fornito di un volume cerebrale più ridotto. Per l’autore questo dato implica che l’uomo moderno ha usato per molto tempo solo una parte del proprio potenziale pur essendo dotato di maggiori possibilità neuroanatomiche, in contrasto con quanto previsto dalle teorie classiche dell’adattamento per le quali è la pressione selettiva esercitata dall’ambiente a plasmare organi sufficientemente proporzionati alle necessità ed alle funzioni richieste. Per ulteriore chiarezza Buffa descrive l’esempio del motore a reazione montato da qualcuno su un aereo che però resta inconsapevole della dotazione ricevuta e quindi continua a muoversi come se avesse ancora solo un motore da 50 cavalli. Diverse altre incongruenze vengono presentate come conseguenze del balzo evolutivo umano come ad esempio la precarietà del parto naturale, divenuto evento critico a causa delle dimensioni raggiunte dalla testa del feto umano, e la comparsa del linguaggio realizzata grazie alla modifica anatomica della laringe, più bassa in confronto a quella delle scimmie antropomorfe ma con un aumento del possibile rischio di morte per soffocamento data la maggiore vicinanza con l’apparato per la deglutizione del cibo. L’indagine diviene ancora più avvincente nella seconda parte del libro dove l’esperto di genetica impernia la propria analisi sulla storia del DNA spiegando in modo comprensibile il possibile scenario realizzatosi con la riduzione del numero di cromosomi passando dai 48 presenti ancora oggi in tutte le scimmie antropomorfe ai 46 dell’essere umano. Il meccanismo teorico attraverso cui si è realizzata questa riduzione  è quello della fusione di due cromosomi (2a e 2b) nell’unica copia del cromosoma 2 umano; un evento improbabile in natura ma possibile. Per Buffa la realizzazione concreta deve aver richiesto la contemporanea presenza di diversi esemplari con la stessa fusione cromosomica (quindi individui con 47 cromosomi) che deve essersi verificata senza danneggiamento per le informazioni genetiche qui contenute. Dall’accoppiamento di questi esemplari, forse imparentati tra loro, potrebbero essere nati i rari figli sani ma anche portatori di 46 cromosomi; la probabilità teorica è di un singolo caso ogni 36 discendenti. Questo evento prodigioso secondo l’autore costituisce solo uno degli elementi della storia rappresentandone la barriera che ha impedito l’eventuale accoppiamento con le altre specie di ominidi presenti nell’habitat e la nascita di prole ibrida che avrebbe potuto diluire e mescolare i geni di entrambi, ostacolando la costituzione di uno specifico corredo genetico umano. A livello delle sequenze biochimiche del DNA si osserva che il 98% dei geni umani ha una corrispondenza con quello degli scimpanzé, mentre sono pochi i geni modificati e tipici dell’uomo che mostrano però di possedere ruoli strategici comparendo in modo repentino. Questi geni vengono denominati HARs (Human Accelerated Regions) per indicare la loro “evoluzione accelerata” contraddistinti tramite aggiunta di ulteriori lettere e numeri.

Le ricerche effettuate nell’uomo ne hanno identificato una sessantina ma l’esposizione di Buffa si concentra sui più affascinanti, come quelli collegati allo sviluppo encefalico, al linguaggio ed al pollice opponibile, fornendo cifre a confronto e descrivendo in modo sintetico gli esperimenti e le verifiche a conferma di quanto sopra esposto per permettere al lettore di crearsi una propria opinione. Le ipotesi dell’autore traggono sostegno dall’enorme quantità di modifiche genetiche che si sarebbero accumulate in un brevissimo periodo a carico della specie umana, come ad esempio nel caso del gene HAR1, costituito da poco più di cento geni, che ha subito 18 sostituzioni in pochi milioni di anni contro le uniche 2 sostituzioni avvenute nei precedenti trecento milioni di anni. Nel libro viene ricordato come nello stesso ambiente le specie affini come le grandi scimmie hanno subito nello stesso lasso di tempo pochissime modifiche genetiche. Difficile restare impassibili di fronte agli eventi abilmente tratteggiati dal genetista Buffa. Questa interpretazione della Genesi è in grado di suscitare emozioni contrapposte e se un giorno venisse dimostrata potrebbe generare una reazione analoga a quella verificatasi con la comparsa delle teorie di Darwin dove una parte della popolazione la avversò vivendola come un attacco al nucleo profondo della propria identità e autostima. In ogni caso la lettura di questo libro è stimolante e fortemente consigliata.

Paolo Polizzi

(Articolo tratto da “Lo Scaffale” – N. 7 di luglio 2016)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per pubblicare il tuo commento, devi prima accettare le condizioni della nostra Privacy Policy

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

scroll to top